giovedì 20 settembre 2007

CLIMA: MOBILITAZIONE DELLE INTELLIGENZE E DELLE RISORSE



DOCUMENTO APERTO ALLA SOTTOSCRIZIONE PUBBLICA



La Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici, organizzata dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio, ha avuto indiscutibilmente un merito di primaria importanza: aver riunito non solo fisicamente ma anche idealmente la comunità scientifica, tecnica, politica e amministrativa nazionale, e infine la stessa comunità nazionale nel suo complesso, intorno all’urgenza di affrontare con decisione l’enorme sfida dei cambiamenti climatici, sia sul versante dell’adattamento che su quello della rimozione delle cause. Una autentica levata delle coscienze e una mobilitazione delle intelligenze sulla situazione che, insieme al declino delle fonti energetiche tradizionali, rappresenta allo stesso tempo un enorme ostacolo e una straordinaria opportunità.



Le evidenze accumulate fino a oggi, e con un crescendo impressionante negli ultimi mesi, sull’accelerazione delle trasformazioni climatiche dal livello globale a quello regionale e locale, non lascia più dubbi sulla realtà degli impatti sugli ecosistemi, le società, l’economia e la vita stessa di intere popolazioni.
Se la calotta polare della Groenlandia si va sciogliendo a velocità superiore a ogni previsione, il ghiaccio artico si limita ormai, in estate, a una modesta frazione dell’area occupata soltanto venti anni fa, gli uragani e i tifoni assumono regolarmente intensità inaudite e provocano danni irreparabili, i monsoni colpiscono Asia meridionale e Africa con furia distruttiva, riducendo - insieme a siccità sempre più ricorrenti e insistenti - le aree coltivabili, l’Italia non se la passa meglio.
La temperatura, nel nostro Paese, infatti, aumenta a velocità superiore a quella globale, l’incremento della variabilità climatica estiva rende inaffidabile qualsiasi programmazione agricola ed energetica fondata sugli schemi classici, contribuendo ad aggravare una serie di patologie e la piaga degli incendi, le risorse idriche superficiali si riducono del 10% ogni decennio, minacciando la stessa vita di fiumi un tempo sufficientemente regolari, e i ghiacciai alpini, insostituibili riserve di acqua per l’area più popolata e produttiva del Paese, sono ridotti a un penoso lascito di tempi definitivamente superati.



Essendo tutte queste evidenze state raccolte, documentate ed elaborate dall’ONU attraverso l’IPCC, il pannello di scienziati da esso coordinato, nonché da numerosi e brillanti scienziati italiani, la Conferenza nazionale si era coerentemente posta l’obiettivo di fornire risposte praticabili alla fondamentale esigenza di “adattamento”, obiettivo concretizzato nella elaborazione delle prime “tredici azioni per l’adattamento sostenibile”, e nel “manifesto per il clima” con le sue cinque urgenze.



Accanto alle misure di adattamento, la combinazione della necessità di abbattere le emissioni clima-alteranti e della urgenza di garantire approvvigionamenti energetici sostenibili e competitivi, impone il superamento del modello energetico basato sulle fonti fossili, attraverso il ricorso diffuso e su larga scala alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica, passando per il sostegno alla ricerca inter-disciplinare e al trasferimento tecnologico, anche nell’ambito dei rapporti internazionali, in questi amplissimi settori.



Incalzata dai settori più avanzati e illuminati del mondo scientifico e intellettuale nazionale, da settori industriali e finanziari consolidati o in rapida espansione, che hanno scommesso e stanno impegnando intelligenze e ingenti risorse nelle fonti rinnovabili, infine dalla pressione delle Istituzioni Europee, la politica italiana ha preso lentamente coscienza del problema, e oggi apparentemente si ritrova sulla linea dell’urgenza, per fare molto e presto; tuttavia le resistenze e i cedimenti alle lobby settoriali più retrive minacciano continuamente, anche attraverso l’erosione delle risorse, di rendere vano ogni sforzo.



Il presente documento intende esprimere il sostegno e l’impegno dei sottoscritti rappresentanti del mondo scientifico e accademico, industriale, dei servizi, delle associazioni, della società civile, per l’attuazione prioritaria e urgente delle misure scaturite dalla Conferenza nazionale sui Cambiamenti Climatici, per il consolidamento e l’estensione delle politiche di incentivazione alle fonti energetiche rinnovabili, per il rispetto integrale del Protocollo di Kyoto, con l’obiettivo del rinnovamento, della sicurezza e del benessere del Paese.




PRIMI FIRMATARI:


Alberto Asor Rosa, Professore di Letteratura all’Università “La Sapienza” di Roma, Coordinatore dei Comitati toscani per la difesa del territorio

Giampiero Maracchi, Professore Universitario, Direttore dell'Istituto di Biometeorologia del CNR

Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana

Giovanni Menduni, Professore Universitario, Segretario generale dell'Autorità di Bacino del Fiume Arno

Ugo Bardi, Professore di Chimica all’Università di Firenze, Presidente di ASPO Italia

Claudio Margottini, Ricercatore APAT, Consigliere del Ministro dell’Ambiente per la Difesa del Suolo

Francesco Meneguzzo, Ricercatore CNR, Membro esperto della Commissione Bioenergie al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali




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56 commenti:

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento come un'iniziativa a sostegno delle scelte politiche in ambito energetico scaturite dalla Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici.
Iva Monciatti, operatrice e imprenditrice sociale - Siena

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento affinche la diffusione, l'integrazione, differenziazione e delocalizzazione delle Energie Rinnovabili sia la politica BASE di qualsiasi strategia energetica dell'Italia, dell'Europa e del mondo intero. Solo in questo modo riusciremo a mitigare il riscaldamento globale ed allontanare le minacce di guerre nucleari.
Toufic El Asmar
Rsponsabile Progetti - Università di Firenze

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento con la convinzione che l'impegno nelle rinnovabili e nel risparmio energetico rappresenti per l'Italia una splendida occasione di riconversione del tessuto economico del paese.
Roberto Ballarotto
Corodinatore Tecnico Scientifico Sportello per Kyoto Sviluppo Lazio

angelo ha detto...

sottoscrivo dalla Grecia dove per la prima volta gli ecologisti greci grazie anche a Pecoraro e Cassola che sono venuti per sostenerli alle elezioni hanno ottenuto un bel 1 per cento dei voti e spero cosi che questo grosso movimento italiano anche in seguito al successo della conferenza sul clima contribuisca a cambiare l'aria politica stagnante in Grecia
Arch.Angelo Saracini
pres.Comites Grecia
dir.Identita'
www.lanartist.com/wordpress

wildlife ha detto...

Sottoscrivo il documento come importante primo passo per giungere ad una futura eliminazione dell'impiego di combustibili fossili.
Ritengo però indispensabile rendersi conto che occorre:
- far cessare lo spaventoso incremento demografico che affligge la Terra: la densità umana è già oggi eccessiva ovunque;
- porre fine all'antropocentrismo che caratterizza la nostra cultura
- pervenire ad una economia stazionaria: lo sviluppo è un fenomeno impossibile.

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento auspicandomi che non rimangano solo belle parole. Avevo molta fiducia nel Conto Energia, ma poi è arrivata la Circolare dell'Agenzia delle Entrate..
Per non parlare dell'ostruzionismo dell'Enel.
Ahi! Serva Itaia e di dolore ostello..

Anonimo ha detto...

L'Associazione CoHabitando aps (www.cohousing-italy.com, info@cohousing-italy.com) sottoscrive ed approva appieno, auspicando che il governo italiano e le itituzioni internazionali possano agire bene ed in fretta verso un futuro sostenibile.

Claudio e Faustina Gagliardini

Unknown ha detto...

Newi-Solar Italia approva questa iniziativa e si auspica che iniziative di questo tipo riescano a scuotere ed ottengano i dovuti risultati.
No al Nucleare, si alle rinnovabili, sole, vento acqua.

Anonimo ha detto...

Angiolino Sabatini
ben volentieri sottoscrivo il documento con la speranza che anche la prossima finanziaria sia sempre più verde e che per l'ambiente siano promulgate leggi quadro chiare e capibili anche dai funzionari pubblici.
Auguri Ministro, ricordati sempre che moltissime persone sono con te.

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo a sostegno delle politiche che definirei "epocali" dal punto di vista strategico per lo sviluppo della sostenibilità ambientale in materia di attuazione dell'Efficienza Energetica e applicazione di Produzione di Energia da Fonti Rinnovabili.
La categoria e il sottoscritto auspicano una finanziaria 2008 che tenga di conto dell'incentivazione a quanto sopra almeno come quella 2007.
Sarebbe veramente interessante se le incentivazioni di cui sopra si tramutassero in legge a più ampio respiro all'interno di una "strategia di politica energetica nazionale" sulle rinnovabili.

Maurizio Barsottini, imprenditore e presidente regionale Toscana UI/CNA - Unione Installatori

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo con convinzione il documento con la viva speranza che ciò che lasceremo ai nostri figli e nipoti sia molto più importante di qualsiasi forma di propagandismo e di lobbismo che ammorbano il nostro presente e il futuro dell'intero pianeta.
Rosario Bressi
Imprenditore sociale - Catanzaro

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento con la convinzione che il nostro comune impegno per lo sviluppo delle rinnovabili servirà non soltanto per evitare la desertificazione deii paesi mediterranei, ma anche per salvare i popoli del sud del mondo dallo sterminio per fame.
Sauro Valentini
ARPAT, Membro esperto della Commissione Bioenergie al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento, perché se prima era il "domani" che non si poteva aspettare, col rischio che fosse troppo tardi, adesso è l' "oggi" a rappresentare il limite oltre il quale non c'è davvero futuro.

Francois Pesce, da Pistoia
Studente universitario Università degli Studi di Firenze

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento a sostegno delle scelte operate nella conferenza Nazionale sui cambiamenti climatici in quanto sono conviinto che sia la scelta delle fonti rinnovabili che il risparmio energetico sia per il nostro Paese un'occasione economica importante e una soluzione di salvaguardia ambientale.

Nello Bartolozzi coordinatore comunale della Margherita DL Cerveteri (Roma)

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo perchè credere in un mondo migliore significa crearlo prima nella nostra mente e quindi successivamente realizzarlo, a questo possiamo tutti partecipare.

alba di carlo ha detto...

Alba Di Carlo - Comitato di Largo Respiro Torino

Sottoscrivo il documento.
Non c'è tempo da perdere.
La comunità scientifica e la società civile devono avere più peso nelle decisioni politiche, ne va del nostro "oggi"

Ash ha detto...

Bisogna dare una svolta a questa società e questo è uno dei modi per iniziare a cambiare.
Cecilia, educatrice ambientale

Unknown ha detto...

Diamoci una svegliata !!
L'ambiente cambia in meglio o in peggio, ma la natura si adatta... siamo noi che non riusciremo ad adattarci!!
MUOVIAMOCI

Matteo ha detto...

Sottoscrivo il documento, di fondamentale importanza per un futuro sostenibile per i nostri figli.

Matteo Campagnolo (Vicenza)

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo anche io benchè non creda che, in Italia, la temperatura sia aumentata di quattro volte rispetto al resto del Mondo. Deve esserci un'altra ragione. Tra i motivi sballati che mi sono venuti in mente vi è anche quello di uno spostamento dell'asse terrestre (con tante bombe atomiche fatte esplodere in passato è un motivo da non scartare). Non mi spiegherei la ragione delle innondazioni in Africa e del freddo intenso dell'America del Nord. Un saluto da..............
Masaghepensu

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo per continuare a dare voce a quello che stiamo ripetendo da più di 20 anni !

Giampalo Lai ha detto...

Ho sottoscritto il documento fin dal 2002 quando ho dotato l'abitazione di un impianto fotovoltaico che eroga circa il 50% del mio fabbisogno eettrico. Bisognerebbe rendere obbligatorio il sistema in tutte qelle abitazioni nuove che lo consentano (sono tante) come accade per i servizi igienici obbligatori. I Comuni ostacolano in vario modo, superiamoli in qualche modo senza contravvenire alle norme urbanistiche.

claudio ha detto...

Sottoscrivo il documento perchè " qualcuno" pensa che tutto "questo" sia uno scherzo , e che l'unica soluzione siano le centrali nucleari .
Claudio Orlandi , Verdi Valdarno

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento perche' abbiamo il dovere di lasciare ai nostri figli un mondo migliore

Anonimo ha detto...

Il clima terrestre sta modificandosi ad una velocità senza precedenti per cause non solo naturali, bensì, come dimostra la straordinaria quantità di dati scientifici sin qui pubblicati, principalmente antropiche. Il recente rapporto dell’IPCC (Intergovernamental Panel for Climate Change) reso noto all’inizio del 2007 non lascia dubbi sul consenso del mondo scientifico circa il ruolo delle responsabilità umane nel provocare i cambiamenti climatici: “L’incremento globale della concentrazione di biossido di carbonio è principalmente dovuto all’uso di combustibili fossili e ai cambiamenti nell’utilizzo dei suoli, mentre gli incrementi di metano e ossido di azoto sono principalmente dovuti all’agricoltura e zootecnia”. E’ importante ricordare che i rapporti dell’IPCC sono basati sul lavoro di una comunità scientifica interdisciplinare che comprende al suo interno fisici, climatologi, chimici, biologi, geologi, sottoposto a processi di attenta revisione scientifica,
L’aumento della temperatura superficiale media del globo registrato nell’ultimo secolo (1906-2005) è, secondo le più recenti misure, di 0,74°C. Dal 1950 in poi, ogni dieci anni la temperatura è aumentata in media di 0,13°C. Undici dei dodici anni passati si classificano tra i più caldi a partire dal 1850, cioè da quando esistono misure strumentali attendibili della temperatura terrestre. L’Europa ha avuto nell’ultimo secolo un innalzamento della temperatura di 0,94 °C, quindi superiore a quello globale. I dati italiani sono in linea con quelli dell’intera Europa: è stato stimato circa un grado di innalzamento per le temperature del nostro paese sempre relativamente agli ultimi cento anni. Quindi il trend su 100 anni della temperatura atmosferica media in Italia risulta essere più alto del trend su 100 anni della temperatura atmosferica media globale.

Anonimo ha detto...

Mi associo al movimento di opinione che vuole un urgente sviluppo delle tecnologie ad energia rinnovabile ed il loro impiego su vasta scala come indispensabili fonti energetiche integrative a quelle tradizionali.

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento in quanto la Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici è stata un momento di grande partecipazione e riflessione, sia scientifica durante i workshop preliminari, sia programmatica per le azioni di adattamento da intraprendere in Italia sui temi proposti.
Giuseppe Delmonaco, ricercatore APAT - Roma

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento e garantisco di fare la mia parte, ma mi chiedo: gli italiani vogliono salvare l'aragosta? A buon intenditor poche parole

Anonimo ha detto...

Non credo sia necessario alcun commento per motivare il "sostegno e l’impegno per l’attuazione prioritaria e urgente delle misure scaturite dalla Conferenza nazionale sui Cambiamenti Climatici, per il consolidamento e l’estensione delle politiche di incentivazione alle fonti energetiche rinnovabili, per il rispetto integrale del Protocollo di Kyoto, con l’obiettivo del rinnovamento, della sicurezza e del benessere del Paese".

Paolo CLEMENTE, PhD
ENEA C.R. Casaccia

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento.

Data l'urgenza della questione ambientale penso che le azioni correttive debbano partire dalla ricerca e definizione di best practice funzionanti da imitare. Risparmieremmo discussioni, tempo e fatica.

Marco Caccia

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento perchè lo sforzo culturale, scientifico e divulgativo promosso dalla Conferenza Nazionale di settembre è l'esempio che il potere economico, politico e mediatico di chi ci ha convinto che questo sia l'unico modello di sviluppo possibile per il nostro pianeta, comicia a perdere i primi pezzi di credibilità.....

Unknown ha detto...

Vi è una chiamata all'emergenza climatica ed energetica proprio da parte di chi è responsabile dell'attuale ritardo culturale, scientifico e sociale. Sottoscrivo il documento anche se credo richieda molte risorse nuove ed un necessario cambiamento radicale nello stile di vita degli italiani. Le azioni che saranno proposte, per essere credibili, dovranno quindi essere oltre-politiche.

Anonimo ha detto...

I cambiamenti climatici ci fanno capire che sul pianeta terra le azioni umane a scala locale hanno effetti globali. Dobbiamo quindi agire a tutte le scale per ridurre le emissioni di gas serra e fronteggiare gli effetti del riscaldamento globale.
Questo significa avere comportamenti individuali e sociali in grado di:
cambiare profondamente gli stili di vita ad alto consumo energetico,
condividere le azioni per studiare e monitorare il clima,
favorire le iniziative per fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo un documento che mi sembra un atto dovuto e ritardato solo da chi non vuole rinunciare ai sui interessi...

Anna Luise, ricercatore APAT

Anonimo ha detto...

sostengo il documento apprezzando la posizione di chi riesce a guardare più lontano dei tempi della politica.

Ines Corinti

Anonimo ha detto...

Livio Marangon

Anonimo ha detto...

Condivido il documento e sottoscrivo.
Ragazzi serve una forte "spinta" all'innovazione sostenibile e per la sostenibilità ambientale della nostra vita. Buon lavoro a tutti noi.
Arch. Golfredo Castelletto, Responsabile Area Urbanistica, Ediliza Privata e Ambiente, Comune di Chions PN

Anonimo ha detto...

Torino, Lingotto, 23 giugno 2007

di Maurizio Pallante

Nel discorso programmatico con cui si è ufficialmente candidato alla guida del Partito democratico e, in caso di vittoria elettorale, alla guida del governo, Veltroni ha sostenuto che il problema prioritario da affrontare è la crisi ambientale. "La nuova Italia nasce dalla riscrittura di almeno quattro grandi capitoli della nostra vicenda nazionale: ambiente, nuovo patto tra le generazioni, formazione e sicurezza.
I mutamenti climatici sono il primo banco di prova di questa vera e propria sfida"1.
Una dichiarazione così impegnativa induce a credere che abbia studiato il problema con molta cura, abbia acquisito la consapevolezza della sua gravità, ne abbia analizzate le cause e abbia individuato una strategia per affrontarlo. Come hanno fatto gli esponenti di spicco di quella sinistrula vagula blandula di stampo anglosassone che costituiscono i suoi modelli politici di riferimento. L'ex vice presidente degli Stati Uniti, Al Gore, ha realizzato un filmato divulgativo di grande efficacia, Una scomoda verità, che ha fatto il giro del mondo contribuendo a sviluppare la consapevolezza della gravità di questo problema a livello planetario. L'ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton ha costituito la Clinton Climate Iniziative, un centro studi che collabora con alcune metropoli alla realizzazione di programmi per la riduzione delle emissioni di CO2 ed è stato tra i promotori del C40 Climate Summit, un convegno mondiale che si è svolto a New York nel mese di maggio 2007, a cui hanno partecipato 250 rappresentanti delle città più grandi del mondo. L'ex premier inglese Tony Blair, più preoccupato delle conseguenze economiche che di quelle ambientali dell'effetto serra, ha affidato all'economista Nicholas Stern, uno studio da cui è emerso che per evitare una riduzione del 20 per cento del pil basterebbe investirne l'1 per cento per ridurre le emissioni di CO2. L'attuale premier inglese Gordon Brown ha rilanciato un programma di investimenti per costruire un intero quartiere di Londra con edifici ad alta efficienza energetica che soddisfano il loro fabbisogno con piccoli impianti di fonti rinnovabili.
Nel suo discorso d'investitura, dopo aver indicato nei cambiamenti climatici il problema più grave da risolvere, Veltroni ha delineato, come i suoi modelli di riferimento, i punti essenziali di una strategia per affrontare la sfida che pongono all'umanità?
In relazione alle cause si legge che "l'effetto serra è causato dal modo tradizionale di produrre e consumare energia". Un'affermazione che di per sé non dice nulla e non offre nessuna indicazione operativa, ma lascia sottintendere che la soluzione del problema energetico, come di tutti gli altri problemi ambientali, sociali e tecnologici sia la ricerca dell'innovazione, una sorta di parola magica assolutamente indeterminata, che tuttavia nel suo sistema di valori deve assumere un valore intrinseco, dal momento che insieme all'aggettivo nuovo ricorre ben 57 volte, col supporto dell'aggettivo moderno e del sostantivo modernità utilizzati 11 volte, in tutti i passaggi in cui si propone di enfatizzare quanto di meglio gli uomini sono in grado di fare o possono aspirare a fare. Sull'individuazione delle cause non ha detto niente di più. E sulle soluzioni?
La strada per risolvere il problema, secondo Veltroni, "è quella indicata dai tre 20% fissati come obbiettivo al 2020 dall'Unione Europea: + 20% di fonti rinnovabili, - 20% di consumi energetici, - 20% di emissioni di gas serra". Pappa già pronta. Basta copiare quello che dice l'Europa. Ma per copiare bisogna prima capire. Come è possibile considerare dello stesso tipo tre percentuali di cui la terza indica l'obbiettivo da raggiungere e le prime due i mezzi per raggiungerlo?2 La sua strategia per affrontare il più grave problema della specie umana in questa fase storica, un problema che può portarla all'estinzione, si fonda sulla banale ripetizione di una giaculatoria - fonti rinnovabili e riduzione dei consumi - senza il benché minimo sforzo di indicare le linee generali di come si possano perseguire praticamente questi obbiettivi, a cui attribuisce due valori percentuali a caso - perché non 18 e 24 % ? o 14 e 22 % ? - senza fornirne la benché minima motivazione, e aggiungendo in conclusione il gran botto di un cortocircuito logico. Al raggiungimento dell'obbiettivo di ridurre complessivamente del 60 % le emissioni di CO2 concorre una riduzione del 20 % delle emissioni di CO23. Zac ! È saltata la luce. Ma, quel che è più grave, non se n'è accorto nessuno. Non solo il vecchio saggio Scalfari che non ha sentito questo passaggio perché probabilmente dormiva. Nessuno che abbia fatto un salto sulla sedia, non un buh, non un ortaggio tirato sul palco del Lingotto, non un solo "Ma vattene a casa" come nella memorabile scena del teatro d'avanspettacolo degli anni quaranta descritta da Fellini nel film Roma. Il compassato pubblico del Lingotto di Torino ha applaudito molto educatamente e i servizi giornalistici seguenti hanno inneggiato al novello salvatore della patria.
Ionesco e tutto il teatro dell'assurdo non sarebbero riusciti a fare altrettanto.
Del resto, per capire che si tratta di parole in libertà, basta fare riferimento a due fatti. Il primo sono gli impegni di ridurre le emissioni di CO2 assunti dall'Italia a Kyoto. Era un modesto - 6,7 % in 20 anni, dal 1990 al 2010, e si è avuto un aumento del 13,5 %. Adesso Veltroni parla del 60 per cento in 13 anni come se fosse una cosa da nulla. Il secondo è di quanto sono aumentate le emissioni di CO2 a Roma durante gli 8 anni in cui, fino ad ora, ne è stato sindaco. Eppure, come tutti i sindaci, aveva strumenti efficaci per ridurle: dalle limitazioni al traffico privato (come ha fatto il sindaco di Londra, Ken Livingstone) all'emanazione di un allegato energetico al regolamento edilizio che vincolasse la concessione delle licenze di costruzione al raggiungimento di obbiettivi di efficienza energetica nel riscaldamento e nel condizionamento degli edifici. Non solo il sindaco di Roma non ha fatto nulla di tutto ciò, ma si vanta di aver introdotto in Italia la vergognosa usanza delle notti bianche, che comportano un aumento di consumi energetici certamente non necessari a migliorare la qualità della vita in un paese inserito in quel 20 per cento dell'umanità che si accaparra l'80 per cento delle risorse energetiche mondiali, sottraendo l'indispensabile al restante 80 per cento della popolazione mondiale. Africa inclusa. Indicare percentuali da raggiungere è un'operazione dalla valenza politica nulla, se non si basano su calcoli realistici effettuati su un pacchetto di proposte concrete. Quali indicazioni operative offrono frasi del tipo: "Potenziare le azioni di risparmio energetico" e "Potenziare l'uso delle fonti rinnovabili"? Con quale credibilità si possono indicare obbiettivi nazionali che fanno tremare le vene e i polsi, quando a livello locale il problema è stato completamente e irresponsabilmente ignorato? L'unica proposta da cui si può, alla lontana, dedurre qualcosa di concreto è: "Investire in dosi massicce sulle infrastrutture e sulle tecnologie per la mobilità ecosostenibile". Che in termini più chiari significa estendere la cementificazione per realizzare grandi opere. Il che comporta un aumento delle emissioni di CO2 e non una loro diminuzione.
A partire da questo nucleo di parole in cui i cortocircuiti logici si intrecciano con l'ignoranza del problema e con una assoluta evanescenza di proposte, il candidato alla segreteria del Partito democratico e alla presidenza del Consiglio parte lancia in resta a polemizzare con gli ambientalisti del "no a tutto", rivendicando di essere dalla parte di un ambientalismo dei sì senza peraltro averne nessuno nella sua sporta da sindaco. E lo fa presentando due proposte vaghe e generiche, una delle quali anche indeterminata, che a suo modo di vedere sarebbero le uniche "ecologicamente compatibili". Per definizione e, quindi, senza bisogno di dimostrazione. In alternativa ci sarebbe solo il permanere delle attuali situazioni di degrado ambientale, di cui si farebbero paladini gli ambientalisti del no. Tertium non datur. In realtà tra le sue proposte evanescenti e l'inazione che attribuisce agli ambientalisti del no, mentre invece è l'esito di decenni di cattiva gestione della politica ambientale da parte di chi ha governato, ce ne sono altre che non prende nemmeno in considerazione. Perché non le conosce? Perché, essendo tra coloro che hanno governato e portano la responsabilità di un degrado ambientale che non sono stati capaci di contrastare (che non si sono posti il problema di contrastare), fa comodo attribuirne la responsabilità a ipotetici avversari che avrebbero impedito con i loro "no a tutto" l'applicazione delle loro soluzioni "ecologicamente compatibili"?
"Non si può dire no all'alta velocità - attacca- se poi l'alternativa è il traffico che inquina e la qualità della vita che peggiora perché per spostarsi ci vuole il doppio del tempo e il doppio dei consumi e il doppio dell'energia". L'alta velocità è veramente l'unica alternativa agli intasamenti da traffico? L'unico modo di ridurli e di ridurre i consumi energetici nel settore dei trasporti? Nel bilancio 2006 di Trenitalia si legge che l'80 per cento dei biglietti emessi sono per viaggi inferiori ai 50 chilometri. Poiché i treni ad alta velocità per essere tali non possono effettuare fermate a distanze così ravvicinate (sulla linea Torino Milano non ce n'è nessuna intermedia), il loro contribuito alla riduzione del traffico automobilistico e dei tempi di spostamento è praticamente nullo. Quanto ai consumi energetici, non solo non li dimezzano, ma li moltiplicano, perché a parità di chilometri percorsi, l'energia necessaria a far viaggiare un treno è proporzionale al quadrato della velocità. Viaggiando a 300 chilometri all'ora se ne consuma 9 volte di più di quanta se occorre a 100 chilometri all'ora. Ma non è tutto. I treni ad alta velocità non possono utilizzare la rete ferroviaria esistente. Bisogna costruirne una nuova in grado di resistere alle maggiori sollecitazioni. Per cui occorrono quantità impressionanti di calcestruzzo. Basta osservare le devastanti muraglie dei tratti già costruiti, con le loro dotazioni di ponti e sovrappassi necessari a mantenere i collegamenti tra le porzioni di mondo che spaccano in due. La produzione di cemento è un'attività molto energivora che fornisce un contributo rilevante all'incremento delle emissioni di CO2 (per non parlare degli sfregi apportati alle montagne dalle cave) e la cementificazione del suolo naturale comporta la riduzione della fotosintesi clorofilliana, l'unico processo biochimico che assorbe la CO2 e ne riduce la concentrazione in atmosfera.
Per "ridurre il traffico che inquina" e peggiora la qualità della vita, per dimezzare i consumi energetici e i tempi degli spostamenti occorre potenziare e migliorare le linee ferroviarie esistenti, occorre potenziare i mezzi di trasporto pubblico e porre limiti alla circolazione delle auto private nelle aree urbane. Con quale credibilità si può sostenere di far parte degli ambientalisti del sì presentando proposte che peggiorano i problemi invece di risolverli? Con l'aggravante etica e politica di non averli attenuati nemmeno un po', pur avendo i mezzi e il potere per farlo, in due mandati da sindaco della capitale? Da quale pulpito si scarica la responsabilità della mancata soluzione di questi problemi sugli ambientalisti definiti del "no a tutto", che invece hanno detto no documentati a proposte ecologicamente devastanti elaborando proposte alternative scientificamente ben documentate?
"Non si può dire di no al ciclo di smaltimento dei rifiuti moderno ed ecologicamente compatibile e lasciare che l'unica alternativa siano le discariche a cielo aperto ed aria irrespirabile e nociva". A parte il fatto che non è dato sapere in cosa consista il misterioso ciclo di smaltimento dei rifiuti moderno ed ecologicamente compatibile a cui fa Veltroni riferimento (ma il fatto che sia moderno è una garanzia forse maggiore del fatto che sia ecologicamente compatibile) l'unica alternativa a questo misterioso ciclo è davvero la discarica maleodorante e nociva? Sta forse pensando alla discarica di Malagrotta, che in 8 anni da sindaco non è stato capace di sostituire col suo misterioso ciclo? Si è mai preso la briga di annusare quelle vere e proprie "discariche a cielo aperto ed aria irrespirabile e nociva" che sono i cassonetti dei rifiuti nelle vie di Roma? Il misterioso ciclo ecologicamente compatibile a cui allude ne farà a meno? Li abolirà? Poiché quasi certamente con quella formula allude all'incenerimento senza avere il coraggio di dirlo esplicitamente, i cassonetti stradali di rifiuti indifferenziati ne sono il necessario supporto, sono i magazzini territoriali del suo cibo e quando si fa un inceneritore con un forno da tot tonnellate/giorno bisogna rifornirlo quotidianamente con quella quantità di rifiuti indifferenziati. I cassonetti dovranno continuare a traboccare di rifiuti da bruciare, a essere piccole "discariche a cielo aperto e aria irrespirabile e nociva" distribuite sul territorio comunale, perché se i forni alimentati a misura della loro capacità digestiva già costano più di quanto rendono (tant'è che occorre sostenerne i disavanzi economici dirottando su di essi le tasse che si pagano per sviluppare le energie rinnovabili), figuriamoci quanto denaro in più sarà necessario se si sottoalimentano perché la raccolta differenziata aumenta, si riduce la quantità di rifiuti indifferenziati e, di conseguenza, il numero dei cassonetti-minidiscariche-diffuse che li contengono. In più gli inceneritori non sono un sistema alternativo alle discariche, anzi hanno bisogno di discariche per le ceneri, che ammontano al 30 per cento in peso dei rifiuti bruciati e sono un rifiuto pericoloso e nocivo, molto più difficile e costoso da trattare dei materiali che finiscono nelle discariche di rifiuti solidi urbani. Quanto all'ecologicamente compatibile, ammesso che il ciclo misterioso consista nell'incenerimento, tra emissioni di nanoparticelle, furani e diossine, non è facile trovare impianti industriali più nocivi. Ammettiamo tuttavia per assurdo che non lo siano, che non emettano nessun inquinante, la combustione dei rifiuti, come tutte le combustioni, emette comunque CO2. Ma la riduzione delle emissioni di CO2 del 60 per cento in 13 anni non era la priorità della prima delle quattro priorità per fare l'Italia nuova? Si può ragionevolmente pensare di ridurle di quella portata, aumentando le fonti di emissione ?
A differenza di quanto dice Veltroni, oltre all'incenerimento e alla discarica vi è una terza modalità di trattare i rifiuti, di cui si fanno sostenitori gli ambientalisti che lui definisce del no mentre invece sono di un sì diverso dal suo. Molto più interessante sia ecologicamente che economicamente, perché invece di sprecare le risorse contenute negli oggetti dismessi, interrandole o bruciandole, le recupera mediante una raccolta differenziata gestita con criteri di economicità. Ovvero: controllata per ottenere una separazione in materiali omogenei riutilizzabili (la tecnica migliore sulla base delle esperienze fatte in differenti tipi di contesti urbani è la raccolta porta a porta); finalizzata ridurre le quantità dei rifiuti con l'applicazione di tariffe commisurate alla quantità residua di rifiuti indifferenziati; organizzata in funzione del riciclaggio delle materie prime secondarie recuperate, in modo da guadagnare dalla loro vendita e reimmissione nei circuiti produttivi. La parte residua di rifiuti indifferenziati (minore quantitativamente e molto meno inquinante delle ceneri degli inceneritori) può essere ulteriormente ridotta in impianti di trattamento meccanico biologico, TMB, dove i residui organici vengono inertizzati, accelerando meccanicamente i processi biologici di fermentazione aerobica che avverrebbero naturalmente in tempi più lunghi, e si recuperano con sistemi meccanici ulteriori frazioni di metalli ferrosi e non ferrosi, inerti, carta, plastica, legno. L'impatto ambientale di questo processo è minimo, i costi di investimento molto inferiori a quelli di discariche e inceneritori, la vendita dei materiali recuperati copre i costi di gestione e consente di ottenere utili che, trattandosi di un servizio pubblico, possono tradursi in una riduzione delle tariffe, come è già accaduto nei comuni più virtuosi. Se ben organizzato, questo sistema è il più ecologicamente compatibile ma, contrariamente a quanto crede Veltroni, è moderno solo perché utilizza tecniche moderne per gestire un processo antico quanto le società umane, dove si sono sempre riutilizzati e riciclati gli oggetti dismessi e i rifiuti non esistevano nemmeno concettualmente.
Per completare il suo ragionamento passando dai due esempi dell'alta velocità e degli inceneritori a un criterio di carattere generale, Veltroni aggiunge: "Quello a cui pensiamo è l'ambientalismo dei sì. Sì a utilizzare le immense possibilità della tecnologia per difendere la natura". Chiunque abbia raggiunto i quarant'anni ha avuto modo di vedere come sia stato proprio lo sviluppo tecnologico a distruggere progressivamente la natura. Fiumi inquinati da veleni di sintesi chimica, emissioni nocive in atmosfera, fusti di rifiuti tossici interrati nei piazzali delle fabbriche e nelle aree golenali, eutrofizzazione delle acque costiere, falde idriche contaminate da diserbanti e trielina, maree nere di petrolio defluito da navi affondate, nubi radioattive rilasciate da centrali nucleari, alterazioni irreversibili degli habitat di centinaia di migliaia di specie viventi, estensione della cementificazione e della impermeabilizzazione dei suoli. Viste dalle navicelle spaziali, le incrostazioni di cemento e asfalto delle aree urbanizzate appaiono come vere e proprie conformazioni geologiche che attraversano interi continenti. Una motosega consente a una persona di abbattere in un giorno quantità di alberi che non potevano essere abbattute in un mese da una squadra di boscaioli. L'aumento delle concentrazioni di CO2 nell'atmosfera terrestre da 280 a 380 parti per milione e l'innalzamento della temperatura terrestre, da cosa dipendono se non dall'uso di tecnologie sempre più potenti per estrarre quantità sempre maggiori di idrocarburi dal sottosuolo, con cui alimentare impianti industriali dotati di tecnologie sempre più potenti che consumano sempre maggiori quantità di energia per produrre sempre maggiori quantità di oggetti che consumano quantità sempre maggiori di energia per funzionare? Come si faccia ad avere una fiducia così totale nella tecnologia, una fiducia con le caratteristiche di una vera e propria venerazione, è difficile da capire. Quando si parla delle sue immense possibilità, come si fa a evidenziarne soltanto quelle sino ad ora più immaginate che attuate di difendere la natura, cancellando dal proprio orizzonte visivo quelle distruttive applicate in ben più ampia misura?
Tuttavia è anche vero che la difesa della natura attualmente non può più prescindere dalle possibilità offerte dalla tecnologia. Auspicare una moratoria delle innovazioni tecnologiche, come pure è stato fatto, oltre a non essere possibile, per lo meno a livello mondiale, aggraverebbe l'impatto ambientale dell'umanità sull'ecosistema terrestre. Il raggiungimento di soglie minime di benessere da parte delle popolazioni più povere sarebbe distruttivo se non venisse supportato dalla tecnologia. Le cucine a gas, meglio se prodotto mediante fermentazione anaerobica di scarti organici, sono ecologicamente molto più compatibili della combustione della legna all'aperto. Il miglioramento dell'efficienza tecnologica dei pannelli fotovoltaici comporta una proporzionale riduzione delle emissioni di CO2 derivanti dalla generazione termoelettrica. Indicare nelle innovazioni tecnologiche la dannazione o la salvezza dell'umanità ha la stessa inconsistenza concettuale. Allora dov'è il discrimine?
Se la tecnologia viene posta a servizio della crescita economica non può che essere distruttiva nei confronti della natura. Le innovazioni tecnologiche di processo finalizzate ad aumentare la produttività comportano un consumo crescente di risorse, che esaurisce progressivamente - sta esaurendo - gli stock di quelle non rinnovabili ed eccede le capacità naturali di rigenerazione di quelle rinnovabili. Inoltre scaricano negli ambienti emissioni liquide, solide e gassose non metabolizzabili dai cicli biologici o in quantità maggiori di quelle che riescono a metabolizzare. Se l'impronta ecologica dell'umanità nel suo complesso è già oggi superiore alle capacità del pianeta terra e ne richiederebbe uno e mezzo, le innovazioni tecnologiche finalizzate alla crescita del prodotto interno lordo non possono che aggravare progressivamente questi problemi fino all'implosione. Ma non è tutto. Le innovazioni tecnologiche di processo finalizzate a incrementare la produttività richiedono contestualmente innovazioni tecnologiche di prodotto finalizzate a rendere obsoleti in tempi sempre più brevi i prodotti per accelerare i tempi di sostituzione. Da ciò deriva un incremento costante dei rifiuti, l'altro gravissimo problema ambientale che i paesi industrializzati soprattutto, ma non solo, si trovano a dover risolvere e non riescono a risolvere.
Tutto il discorso d'investitura di Veltroni al Lingotto è un inno alla crescita e alle innovazioni finalizzate ad accrescere la competitività: cioè a produrre sempre di più a prezzi sempre più bassi. "Il Partito democratico, il partito di chi crede che la crescita economica e l'equa ripartizione della ricchezza non siano obiettivi in conflitto, e che senza l'una non vi potrà essere l'altra". "L'Italia ha bisogno di crescita. Il governo Prodi sta lavorando per questo. [...] L'Italia deve crescere e investire nella sua competitività. [...] Crescere e competere è possibile. [...] La nazionalità non si difende con le barriere, ma con una maggiore competitività, con un'ampia disponibilità all'innovazione". "... senza crescita gli obiettivi di una grande forza dell'equità e delle opportunità sono destinati a soccombere". Non è forse la ricerca esasperata della competitività la causa dell'abnorme diffusione dei rapporti di lavoro precari, soprattutto tra i giovani, e delle varie forme di inquinamento ambientale? Non è questa la causa dello sfruttamento dei bambini nelle fabbriche occidentali delocalizzate nel sud est asiatico? Se cresce il prodotto interno lordo in Italia e nei paesi industrializzati dove il 20 per cento dell'umanità consuma l'80 per cento delle risorse, lasciandone al restante 80 per cento della popolazione mondiale il 20 per cento, non aumenterà inevitabilmente la povertà dell'Africa su cui pure Veltroni si commuove e riversa quantità industriali di buonismo? Quando scrive: "Perché mai oggi un ragazzo non deve poter avere le garanzie, le tutele sociali e le opportunità che esistono per i suoi coetanei inglesi", sta parlando di un ragazzo italiano, non di un ragazzo del Ghana che, se l'italiano, grazie alla crescita del pil, riuscirà ad averne come l'inglese, ne avrà ancor meno di quelle che ha oggi. Così Veltroni potrà commuoversi ancora di più accompagnando gli studenti romani in Africa.
Contare sulle potenzialità immense della tecnologia per risolvere i problemi ambientali che sono stati causati dalla crescita della potenza tecnologica significa credere che un problema possa essere risolto rafforzandone le cause. In questa convinzione, che potrebbe essere definita un assurdo logico, per una volta Veltroni non è da meno dei modelli americani a cui ispira la sua concezione politica. Le sue posizioni coincidono con quelle espresse da uno di loro in una frase che icasticamente connette la crescita economica con la possibilità di accrescere le risorse da dirottare nelle tecnologie di tutela ambientale. "La crescita è la chiave del progresso dell'ambiente, perché fornisce le risorse che permettono di investire nelle tecnologie pulite; rappresenta quindi la soluzione e non il problema". Non è però una frase pronunciata dai suoi amati Kennedy, Clinton, Al Gore, bensì dall'attuale presidente degli Stati Uniti George W. Bush in un discorso pronunciato nella sede dell'Amministrazione americana della meteorologia, a Silver Spring, il 14 febbraio 20024.
Una coincidenza casuale? Una malevola estrapolazione di citazioni per dimostrare surrettiziamente una identità culturale e politica che in realtà non esiste? Più volte Veltroni nel suo discorso rivendica di essere di sinistra e la persistenza delle differenze culturali e politiche tra destra e sinistra. Come del resto, capovolgendo il punto di vista e la collocazione politica, fanno Bush e il suo omologo italiano Berlusconi, rivendicando la loro appartenenza alla destra. La distinzione tra destra e sinistra riportata da Veltroni nel suo discorso d'investitura è stata formulata dal "più giovane vecchio della sinistra italiana, Vittorio Foa, quando rispose: destra e sinistra? La prima, è figlia legittima degli interessi egoistici dell'oggi. La seconda, è figlia legittima degli interessi di quelli che non sono ancora nati". Accentuando al massimo lo sfruttamento delle risorse oggi per far crescere il prodotto interno lordo, utilizzando tecnologie finalizzate ad accrescere la produttività, aumentando la produzione dei rifiuti non si risponde forse proprio agli interessi egoistici dell'oggi? Esaurendo le risorse e riempiendo il mondo di rifiuti inquinanti si fanno gli interessi di quelli che non sono ancora nati? Si è di sinistra?
Del resto, lo nega lui stesso di essere di sinistra, quando afferma che: "La ripresa economica non è di destra né di sinistra: è un bene per tutto il Paese". E aggiunge: "Il Partito democratico, il partito dell'innovazione, del cambiamento realistico e radicale, della sfida ai conservatorismi, di destra e di sinistra". Se l'obbiettivo fondamentale del governo di un paese è la crescita economica e la crescita economica non è di destra né di sinistra, questa distinzione ha ancora senso? In effetti nella sua concezione il discrimine politico si sposta tra gli innovatori e i conservatori di destra e di sinistra5. Lui, naturalmente, è dalla parte degli innovatori che combattono contro i conservatori, salvo ammettere che "L'ambientalismo è l'unico campo in cui l'obiettivo più radicale è conservare: conservare un equilibrio naturale. Ma - aggiunge con una capriola logica - è anche l'unico campo in cui l'unico modo per conservare è innovare: dal ciclo di smaltimento dei rifiuti, appunto, alla possibilità di muoversi usando infrastrutture su ferro; dall'uso dell'energia solare all'idrogeno. Sono le conquiste scientifiche e tecnologiche a consentire, oggi, di difendere l'aria, l'acqua, la Terra".
A parte il fatto che la possibilità di muoversi usando infrastrutture su ferro risale al 1825 (in Italia al 1839) e quindi non può essere propriamente considerata un'innovazione (nemmeno l'alta velocità, essendo stati raggiunti i 210 chilometri all'ora nel 1903); a parte il fatto che il modo più ecologicamente compatibile di trattare i rifiuti è sempre stato il riciclaggio, che oggi richiede soluzioni organizzative e tecniche più complesse soprattutto in conseguenza dello sviluppo abnorme delle aree urbane, ma non è un'operazione sostanzialmente diversa da quanto si è sempre fatto; che l'energia solare sotto forma di energia termica, eolica e idrica è parimenti stata utilizzata dall'inizio della storia umana prima di essere stata sostituita, in nome della modernità e del progresso, dall'innovazione delle fonti fossili, per cui oggi non occorre reinventarle, ma migliorarne l'efficienza in modo da accrescere le quantità prodotte; che l'energia idroelettrica risale alla fine del secolo scorso ed è rimasta sostanzialmente immutata da allora; che l'idrogeno è un pozzo di San Patrizio in cui si buttano enormi quantità di denaro pubblico nella vana speranza di ricavarne più energia di quella necessaria a produrlo e, se mai si riuscirà a farlo, sarà fuori tempo massimo non solo rispetto alla scadenza del 2020, ma anche del 2050; l'unica innovazione è l'energia fotovoltaica, che però ancora lontana dal fornire un contributo significativo al fabbisogno. Tutto il resto è un ritorno a tecnologie del passato reso necessario dal fatto che la modernizzazione, la proiezione verso il futuro, le innovazioni hanno dimostrato di non offrire un futuro all'umanità. Per conservare gli equilibri naturali occorrono innovazioni tecnologiche che implementino le tecnologie tradizionali senza cancellarle come arretratezze di cui ci si deve sbarazzare al più presto. Per innovare in maniera positiva e non distruttiva, occorre conservare quanto di buono è già stato fatto.
Non sono le conquiste scientifiche e tecnologiche in quanto tali, e meno che mai se finalizzate alla crescita, "a consentire di difendere l'aria, l'acqua e la Terra". Le innovazioni tecnologiche di cui c'è bisogno per ottenere questi risultati devono essere finalizzate a ridurre progressivamente le quantità di energia, di materie prime e di rifiuti per unità di prodotto o di servizio fornito. Ma se si produce ciò di cui si ha bisogno consumando meno energia, consumando meno materie prime, producendo meno rifiuti e riutilizzando le materie prime secondarie contenute negli oggetti dismessi, si riduce la crescita del prodotto interno lordo. Se per riscaldare edifici mal coibentati occorrono 20 litri di gasolio al metro quadrato all'anno, a edifici ben coibentati ne bastano 5, per cui costruendo bene le case e ristrutturando le case esistenti, i consumi energetici si riducono di tre quarti e il prodotto interno lordo diminuisce. Ma si sta meglio e si riducono le emissioni di CO2. E ce n'è di più anche per l'Africa, affinché un ragazzo del Ghana possa avere se non proprio "tutte le garanzie, le tutele sociali e le opportunità che esistono per i suoi coetanei inglesi", qualche garanzia, tutela sociale e opportunità in più di quelle che ha oggi. Le innovazioni tecnologiche di cui abbiamo bisogno per salvare la Terra e per una più equa redistribuzione delle risorse tra i popoli sono quelle finalizzate alla decrescita del prodotto interno lordo.
Nel mio piccolo cerchio di conoscenze sono abituato a sentir definire provocazioni intellettuali i miei ragionamenti e a essere considerato un estremista perché mi permetto di sottoporre a critica alcune idee che la stragrande maggioranza considera i pilastri fondanti del nostro sistema sociale, economico e produttivo. Insomma, dei tabù. A mio sostegno vorrei riportare le parole non proprio recenti di un uomo politico a cui, tra l'altro, non mi sento particolarmente vicino.
"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare [...] i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (Pil). Il Pil comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle [...]. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
[...] Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. [...] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta".
È un passaggio del discorso pronunciato il 18 marzo 1968 all'Università del Kansas da Robert Kennedy. Uno degli uomini politici a cui Veltroni racconta di ispirarsi. Racconta.

Maurizio Pallante

Note:

1 Nonostante questa chiarezza espositiva, qualcuno non se n'è accorto. Il vecchio saggio Eugenio Scalfari, uno dei principali sponsor di Veltroni attraverso il suo giornale e il gruppo di potere che lo controlla, riassumendo i passaggi fondamentali del discorso d'investitura del suo pupillo nell'articolo Un governo in affanno che deve durare, la Repubblica, 15 luglio 2007, pag. 29, ha omesso la parte relativa all'ambiente e all'effetto serra. "Nel discorso del Lingotto, - ha scritto - Veltroni ha reso esplicite le sue posizioni e l'orientamento che ritiene di poter dare al nascituro partito. Ha parlato di precariato, di previdenza, di sicurezza, di infrastrutture, di giovani, di Mezzogiorno e di Nord, di pressione fiscale da allentare, di evasione fiscale da perseguire, di lavoro autonomo e di lavoro dipendente, di Europa e d'America".
2 Il documento più recente in cui la Commissione Europea ha affrontato il problema dell'effetto serra e delle strategie per contrastarlo è del 10 gennaio 2007 e s'intitola: Limiting global climate change to 2 degrees Celsius. The way ahead for 2020 and beyond. In questo documento si sostiene che per contribuire a limitare a 2 gradi Celsius l'aumento della temperatura terrestre rispetto all'era pre-industriale (dal 1905 al 2005 è stato di 0,74 gradi), entro il 2020 l'Europa deve ridurre le sue emissioni di CO2 del 20 per cento rispetto ai valori del 1990. Le misure indicate per raggiungere questo obbiettivo sono: un miglioramento dell'efficienza energetica del 20 per cento, l'innalzamento della percentuale di fonti rinnovabili dall'attuale 7 per cento al 20 per cento, il sequestro e lo stoccaggio geologico della CO2 in 12 grandi installazioni dimostrative entro il 2015.
3 Non si può nemmeno pensare che si tratti di una svista perché la stessa formula è stata ripetuta da Veltroni in un articolo intitolato Ecologia del fare, pubblicato in prima pagina da La Stampa del 7 luglio 2007, dove si legge: "La via è quella indicata dall'Unione Europea con i tre obiettivi "20%" che si è data per il 2020: meno 20% sulle emissioni di anidride carbonica, meno 20% sui consumi energetici, più 20% almeno di fonti rinnovabili". E, inoltre, che occorre "un ecologismo del sì, che si batta per "fare" anziché per "non fare". Un ecologismo che sostenga, anziché contrastare, l'energia eolica, l'alta velocità, i rigassificatori, tutte infrastrutture necessarie per ridurre i consumi di petrolio e carbone". Da dove sbuchi fuori l'obbiettivo di ridurre i consumi di petrolio e carbone per contrastare l'effetto serra non si capisce, se non dalla necessità di mantenere aperta, con un giochino delle tre carte, la porta ai rigassificatori. Purtroppo anche il gas contribuisce, seppure in maniera più ridotta, alle emissioni di CO2. Così come l'Alta Velocità, che consuma energia in una misura 9 volte maggiore rispetto ai treni attuali (tradizionali?). Ciò che accomuna queste infrastrutture ai grandi impianti eolici, che invece non generano CO2, è un tipo specifico di impatto ambientale e paesaggistico, nonché la componente di rischio, che ciascuno di essi ha.
4 cfr. Le Monde, 16 febbraio 2002
5 La distinzione tra destra e sinistra secondo Veltroni non ha nessun significato anche in relazione alla sicurezza, la quarta delle priorità da lui indicate per fare un'Italia nuova. "La sicurezza è un diritto fondamentale che non ha colore politico, che non è di destra né di sinistra". Sulla seconda priorità, il "nuovo patto fra le generazioni", il problema principale da risolvere sono le resistenze frapposte dai "conservatori di sinistra", i lavoratori con occupazione stabile difesi dai sindacati, per cui di sinistra tra le quattro priorità rimane soltanto la formazione come strumento di mobilità sociale basata sul merito e non sui privilegi di origine familiare. Una concezione che spesso non rientra nella prassi, ma esiste nel patrimonio culturale della destra. Sinistrula vagula blandula [...] pallidula. A titolo d'informazione, può essere significativo ricordare che il 19 gennaio 2007, parlando a Padova agli industriali veneti, il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo ha detto: "Le grandi questioni che toccano il futuro e lo sviluppo del paese non sono né di destra né di sinistra".


Tratto da Carta settimanale numero 31
http://www.carta.org/

....meditate gente, meditate....

cerchiamo di dare il potere ai politici "giusti" altrimenti si rischia che non "portino avanti i nostri interessi", il mio politico attuale di riferimento è la Senatrice Franca Rame e vi invito a visitare il suo sito www.francarame.it ed i suoi linkati
tra i quali vi è il sito del figlio Jacopo Fo www.alcatraz.it al quale mi sono associato e che mi sta curando l'installazione di pannelli fotovoltaici "a costo zero" pagati dal conto energia.

Mario Caio

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento al fine di sostenere la corretta gestione del sistema delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico, nuova economia del nostro Paese.
Avv. Francesco Giani.
Giurista ambientale

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento nella certezza che le Energie Rinnovabili siano fondamentali per qualunque strategia il mondo intero voglia adottare in materia di energia con l'obiettivo di non peggiorare ulteriormente la già compromessa salubrità del nostro clima.
Massimo Volpi
Studio Tecnico Energie Rinnovabili

Anonimo ha detto...

sottoscrivo il documento con la speranza di poter dare il mio piccolo contributo allo sviluppo delle energie rinnovabili ed al loro impiego su scala sempre più larga nell'ottica di un pianeta terra un po' meno inquinato:la più bella eredità da lasciare alle future generazioni.
Gemma

Anonimo ha detto...

sottoscrivo piena di speranza... Paola Bottoni

Ufficio stampa ha detto...

aderisco e come sempre vi ringrazio per questa iniziativa

Anonimo ha detto...

sottoscrivo perché é necessario agire subito e mettere in campo tutte le azioni indispensabili per contrastare gli evidenti fenomeni in atto e limitare i danni prima che sia troppo tardi.
Gli indirizzi programmatici emersi dalla Conferenza, da inserire nella prossima legge Finanziaria, vanno approfonditi ed integrati condividendoli con gli organismi preposti già presenti nel nostro ordinamento legislativo, coinvolgendoli attivamente nel rispetto delle proprie competenze istituzionali e senza prevaricazioni.

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo perché mitigare il cambiamento climatico significa anche proteggere la cultura e la storia grazie alle quali siamo qui e ora. La nostra identità, che nasce dal passato, infatti, è formata anche da tradizioni , un tempo molto forti ma oggi purtroppo dimenticate, legate all'utilizzo delle energie rinnovabili.
Saida Grifoni, Università di Siena

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento ufficiale commentando con le stesse motivazioni di "Wildlife" nella speranza che di "Beppe Grillo" ne crescano sempre di più anche senza estremismi ma con maggior consapevolezza

Anonimo ha detto...

Soottoscrivo il documento facendo mie le osservazioni di "Wildlife", nella speranza che la logica e non il profitto riescano a penetrare troppe "zucche vuote"

Anonimo ha detto...

sottoscrivo il documento con le stesse motivazioni di "wildlife"

Anonimo ha detto...

sottoscrivo il documento con le stesse motivazioni di "wildlife" nella convinzione che null'altra via di uscita ha l'uomo per salvaguardare se stesso su questo pianeta "non suo".

Anonimo ha detto...

sottoscrivo perchè nonostante tutto sono ancora fiduciosa nella possibilità della scienza e della politica di essere di qualche utilità nel cammino verso un futuro sostenibile.

Anonimo ha detto...

Perché sì. Cosa aspettiamo?

Anonimo ha detto...

Aderisco perchè è veramente il tempo che vengano rimossi tutti gli ostacoli che impediscono alle buone intenzioni di tramutarsi in fatti concreti.
Anna Del Vita
Insegnante di Scuola Elementare
Assessore all'Ambiente del Comune di Bucine, prov. di Arezzo

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo il documento e mi adopererò per diffonderlo.
Stefano Brogi - Università di Siena (sede di Arezzo)

Anonimo ha detto...

Iniziativa da sostenere.

Giuliano Fierro
Università di Genova

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo perchè come giovane che si trova ad affrontare un futuro incerto voglio ancora sperare in mondo dove possano prevalere dei sani principi morali come il rispetto della natura e delle biodiversità. Non se ne può più di questo fantomatico "Dio denaro" e degli egoismi individuali che oggi sembrano prevalere su tutto.
Grazie per lo sfogo
Jessica Chisci

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo in pieno.
Prima ci si muove su queste questioni è meglio è: siamo già terribilmente in ritardo!
Daniele Brighi.